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IL LUSSO DELL'ETICA

12 aprile 2007

 

 

 

L’etica non è un lusso o un opzione. E’ essenziale alla nostra sopravvivenza.

Questa idea si è rinforzata dentro di me dopo aver appreso da documenti ufficiali sovietici che il disastro di Chernobyl fu causato da due tecnici elettronici (non nucleari) dell’impianto che per trastullarsi provarono ad effettuare un esperimento non autorizzato e decisero di chiudersi dentro la camera di controllo dei reattori per vedere quanto a lungo la turbina avrebbe funzionato  interrompendo la corrente elettrica. Per fare questo dovettero spegnere il reattore. A questo fine disinserirono manualmente 6 differenti sistemi di controllo computerizzato incaricati di lanciare l’allarme in caso di malfunzionamento o pericolo ed avviarono l’esperimento che provocò uno dei maggiori disastri ecologici della storia.

E’ stato provato dalle inchieste russe che essi agirono  deliberatamente e consapevolmente.

La domanda che questa  notizia mi ha fatto sorgere è stata; che cosa è passato nella testa di questi due ingegneri per fargli fare questo?

Senza dubbio erano persone intelligenti e preparate, il lavoro in una centrale nucleare viene affidato ai migliori esperti e si ottiene solo dopo anni di pratica e con molta competenza. Questi due uomini quindi sapevano che cosa stavano facendo. Se la sola capacità fosse stata messa in gioco tutto sarebbe andato bene.

Cosa è andato storto quindi?

Credo che prima di escludere i singoli sistemi di allarme sia avvenuta una sorta di ‘’disattivazione’’ dell’etica. Qualche cosa nella loro coscienza ha dovuto spegnersi prima che fossero spenti gli impianti di controllo.

I due tecnici non potevano non essere al corrente delle possibili conseguenze di quello che stavano compiendo.

Ciò che fece esplodere Chernobyl non fu una mancanza di capacità. Fu mancanza di etica.

Questo rappresenta un argomento davvero cruciale nel nostro periodo storico. Nessuna macchina data in mano ad un ingegnere nel 19° secolo   avrebbe potuto causare i danni di Chernobyl nemmeno se questi avesse voluto compiere la cosa piu’ immorale di cui fosse capace. Nessun carico stivato nella piu’ grande nave esistente alla guida di un capitano ubriaco avrebbe nel 1800 potuto causare una sciagura come quella della Exxon Valdez in Alaska. O dove, per rimanere nei nostri confini nazionali, si sarebbe trovato nel secolo scorso un sistema finanziario talmente allargato da permettere ad un finanziere senza scrupoli come Callisto Tanzi di causare una crisi finanziaria come quella innescata dal crack della Parmalat?

Il punto è che la dimensione di scala del nostro sistema, la portata della nostra tecnologia stessa, stanno influenzando la nostra etica come mai si era verificato in passato. E questo è un fenomeno nuovo.

Ogni sistema organizzato, grande o piccolo che sia, si concentra nella mani di uno o due soggetti capaci di gestire interi processi, in grado di prendere decisioni conclusive.

Quello che accade all'interno della coscienza di queste persone determina l’utilizzo e l’impatto dell’intero sistema.  Per quanto precise e potenti siano le macchine e le tecnologie, cosa le governa è alla fine l’etica di chi le controlla.

Nel 21° secolo disastri come Chernobyl o Exxon Valdez saranno solo granelli di sabbia se immaginiamo lo sviluppo in scala delle tecnologie che ogni giorno vengono introdotte nel pianeta. Quale grado di sofisticazione dell’etica sarà necessario per poterle gestire in maniera sostenibile? Questo mi fa pensare che non possiamo sopravvivere a questo cambiamento del 21° secolo con l’etica del 20° secolo. Qualcosa di significativo deve assolutamente cambiare.

Questa convinzione mi porta ad un'altra considerazione: oggi non siamo nella giusta condizione per fare questo.

Non vi è dubbio che la questione morale sia sempre piu’ discussa e al centro delle preoccupazioni di sempre piu’ persone, questo lo dicono le statistiche e lo si apprende ascoltando i discorsi della gente. Ma a discapito di questo moralismo verbale si riscontra una sensibile diminuzione del senso della collettività, del rispetto reciproco e del bene comune. Sono emblematici i crescenti scandali legati al mondo della scuola e dell’Università in cui sempre di piu’ si evidenzia la propensione a superare gli esami con espedienti illeciti e fraudolenti.

Non si tratta soltanto di studenti ma dei futuri manager del domani, dirigenti, politici e capi delle organizzazioni internazionali del futuro. Queste persone piloteranno gli aerei un giorno, gestiranno i nostri fondi pensione e progetteranno i grattacieli delle nostre città.

Ma che cos’è l’etica spesso mi sento domandare? Come possiamo noi sapere quali sono i valori giusti per tutti?

Questa difficoltà è quella che i filosofi chiamano relativismo etico. E’ la nozione che non esiste assoluto, ne valori comuni, nessuna convinzione morale che possa essere condivisa da tutti. E’ la convinzione che ogni etica sia circostanziale, negoziabile, fluida ed intensamente personale.

Questo concetto tuttavia non tiene presente che i valori di base di tutte le civiltà sono sempre i medesimi in ogni cultura e sono invariati da sempre, trovano le loro radici nella storia dell’uomo e rispondono ai primari bisogni di collettività, ordine sociale e benessere comunitario insiti nella natura dell’uomo quale animale sociale.

Addurre che nessuno si può ergere a moralizzatore significa dimenticare i propri valori e la propria storia. Significa sottrarsi dal ruolo che l’uomo ha nella storia dell’evoluzione e abbandonarsi ad uno sviluppo incontrollato ed accettare che il caos abbia il sopravvento.

Il fatto è che stiamo affrontando la globalizzazione con un atteggiamento che sta insegnandoci che il rispetto  per gli altri significa non andare contro la loro cultura, non imporre i propri metodi, accettare le diversità. Questo approccio è corretto ed assolutamente condivisibile ma ho l’impressione che  stia concorrendo a crearci un alibi per non cercare di capire quali siano  davvero le basi delle culture che ci circondano in questo mondo ormai condiviso.

Dovremmo davvero soffermarci e renderci conto che un sistema di valori comune esiste e deve esistere.

Ma quali sono questi valori?

La conoscenza delle religioni ci può venire in aiuto.

‘’Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te’’, questo fu detto da Gesu’ 2000 anni fa ma qualcuno disse ‘’Ciò che ritieni deplorevole non fare al tuo vicino. Questa è la sola regola: il resto sono solo parole’’, legge Talmud.

I musulmani nelle loro tavole dicono ‘’Nessuno di voi sia considerato credente se non desidera per suo fratello ciò che egli desidera per se stesso’’. Confucio disse invece ‘’Questa  è la regola d’oro massima: non fare agli altri ciò ce non vuoi sia fatto a te’’ e così avanti per Induismo, Buddismo, Taoismo, Zoroastrismo e per il resto delle altre religioni del mondo.

Etica comune? Direi proprio di si.

I valori comuni a tutte le culture esistono e sono fortemente radicati nella storia e nelle tradizioni.

Il mito della modernità forse ci sta facendo dimenticare questa base di cultura che ci ha portato ad essere ciò che siamo.

La mia tesi parte da questa considerazione e giunge ad una personale definizione di etica.

Obbedienza nel far rispettare.

Obbedienza alle regole, naturali, sociali o personali. Rimane al nostro giudizio la scelta se farsi regolare o auto-regolarsi. Inoltre non solo rispettare; questo prevede un atteggiamento passivo che si limita a seguire le regole morali che ci sono dettate dalla nostra cultura e quelle che non sempre eticamente sono  imposte dalle leggi degli stati.

Far rispettare significa invece andare oltre, adoperarsi attivamente per coinvolgere anche chi si allontana dalle regole condivise dalla società in cui vive. Questo non significa imporre comportamenti a chi non segue le regole ma adoperarsi, rendersi parte attiva, collaborare e coinvolgere gli altri per il perseguimento ed il sostengo della causa comune privilegiandola a quella individuale.

Questo atteggiamento richiede pertanto quello che viene chiamato il coraggio morale. La forza di sostenere le proprie radici etiche nell’ambito di un contesto articolato ed in evoluzione. La determinazione che spinge ad intraprendere delle iniziative atte a perseguire e diffondere un’etica sociale ed un benessere comune allargato.

L’uomo non cammina da solo nella storia ma è operaio all’interno di una società che ne costruisce le basi e ne custodisce i valori. Se oggi la tecnologia ci aiuta a progredire nelle scoperte piu’ velocemente è solo perché questa è a disposizione di tanti ma in mano a nessuno in particolare. ‘’Condivisa’’ e non solamente ‘’applicata’’. Senza la diffusione dell’etica sociale non può esistere una condivisione di intenti e non si potrà progredire nell’evoluzione dell’uomo così come accade da migliaia di anni senza pensare che qualche meccanismo inevitabilmente presto si incepperà.

 LS 

 

 

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