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L'INDIA: UN GREMBO CALDO CHE ACCOGLIE

10 NOVEMBRE 2008

 

 

Sono trascorsi 3 mesi da quando Swami Laxmanananda Saraswati, il leader spirituale dell’organizzazione fondamentalista Vishwa Hindu Parishad, veniva assassinato nel suo ashram in India. Da quel giorno e fino ad oggi un ondata di odio e violenza si è scatenata sulle popolazioni cristiane dell’India del sud con un accanimento ed una ferocia che non hanno precedenti nella recente storia della piu’ grande democrazia del mondo.

I dati ufficiali del governo indiano riportano un saldo sicuramente approssimato per difetto di 39 morti, oltre 10.000 case distrutte e 40.000 sfollati, dati che descrivono soltanto in parte un fenomeno che sta provocando profonde ferite in tutto il subcontinente asiatico. Migliaia di famiglie in fuga dalle loro case in fiamme assediate da centinaia di uomini armati di asce e bastoni, incendi e profanazioni alle chiese, attacchi agli orfanotrofi, rapimenti di religiosi, omicidi barbari e violenze selvagge nei confronti di missionari e di laici. A tre mesi dall’inizio di questa follia l’odio non tende a placarsi e l’irrazionalità anticristiana in alcune regioni del paese rimane ancora forte.

Ma cosa ha provocato tanta brutalità in un paese tradizionalmente così tollerante e pacifico come l’India?

La comunità cristiana in India non supera il 2% ma è fortemente radicata in alcune regioni con punte di diffusione fino all’8% nelle aree di piu’ antica evangelizzazione come il Kerala dove San Tommaso approdò nel 56 D.C. per portare la parola di Dio dopo la morte di Gesù di Nazareth.

Nonostante le cifre indichino una presenza numericamente modesta di cristiani in India (circa 30 milioni) si deve tuttavia tener presente che questa comunità ricopre un ruolo molto importante e socialmente influente nella grande nazione. Circa il 65% della formazione scolastica in India è gestita da strutture cristiane ed in un paese a così rapida crescita questo fa capire quanto questo impatti sulle nuove generazioni. La qualità delle scuole cristiane è riconosciuta in tutta l’India e la sua eccellenza è una delle maggiori risorse della nazione. Ogni anno sono milioni gli indiani che trovano impiego in aziende di tutti i continenti. Alcuni dei maggiori ingegneri, medici e scienziati nel mondo sono indiani e le loro eccellenze sono riconosciute a livello internazionale.

Le istituzioni cristiane in India sono inoltre la maggiore realtà attiva nel sollievo della povertà e della sofferenza. Le missioni sparse su tutto il territorio sono diffusissime ovunque e gli interventi a favore delle popolazioni più miserabili raggiungono le regioni più remote e le classi più miserabili e dimenticate.

Nessuno come i cristiani in India ha fatto e fa così tanto per la gente e per migliorare la qualità della loro vita.

Questo è un dato di fatto che tutti hanno sotto gli occhi in India ed è proprio questo che paradossalmente sta oggi convogliando tanto odio nei confronti della comunità dei battezzati nel paese.

In una nazione dove l’induismo è la religione di stato ed è professata da circa il 90% della popolazione è difficile riconoscere che così tanto sia fatto da una religione ’’straniera’’ ed il confronto molto spesso può risultare imbarazzante e per alcuni scomodo.

Il sistema delle caste, la predestinazione imposta dal karma di ogni individuo e la scarsa propensione alla carità dell’induismo fanno si che non appartenga alla cultura indiana il concetto di solidarietà.

Ogni giorno sono milioni coloro che vengono in contatto con religiosi e missionari  cristiani in India e la loro cultura ed il loro insegnamento sono entrati a far parte della vita di moltissimi indiani di tutte le religioni.

Esistono molto rispetto e riconoscenza per i missionari nel paese e lo stesso Mahatma Gandhi spesso ha pubblicamente elogiato l’operato dei cristiani, la loro dedizione e la loro capacità di sacrificio e dedizione.

Occorre sapere che l’India è una grandissima repubblica parlamentare democratica divisa in 28 stati federati con forte autonomia politica ed amministrativa.

L’attuale governo centrale è oggi guidato dal Partito del Congresso di Sonia Gandhi ma in quattro stati sono partiti di opposizione a governare, questi stati sono Orissa, Maharastra, Karnataka e Kerala.

Swami Laxmanananda Saraswati, era la guida spirituale del partito estremista induista Bharatiya Janata Party (BJP) è stato ucciso in Orissa il 23 agosto scorso ed è proprio in questa regione e subito dopo la sua morte che sono iniziati i massacri dei cristiani. Due settimane più tardi centinaia di chiese sono state date alle fiamme in Karnataka e le devastazioni sono poi proseguite poco dopo nello stato del Maharastra. L’ultimo è stato il Kerala, lo stato piu’ cristiano del paese dove sono state profanate il mese scorso alcune antiche chiese.

Il partito fondamentalista BJP nato nel 1977 dalla fusione di alcuni trai più importanti partiti e movimenti induisti con l’obiettivo di trasformare l’India in una nazione hindu, divenne famoso per esser stato il responsabile della distruzione della moschea Babri Masjid di Ayodha nel dicembre 1992, attentato che riscosse attenzione in tutto il mondo e sancì l’inizio delle violenze tra musulmani ed induisti nella nazione che provocarono l’uccisione di oltre 3.000 musulmani. Questo movimento ha raccolto molti consensi negli anni soprattutto tra le fila della classe dei bramini, la casta dei sacerdoti induisti. La sua strategia di fondamentalismo e guerriglia opera con violenza ed intransigenza nei confronti di tutto ciò che si allontana dalla tradizione e si manifesta con una lotta cieca ed irragionevole contro ogni forma di religione e di pensiero.

Per ritornare al motivo della ferocia degli ultimi mesi occorre sapere nei primi mesi del 2009 in India sono previste le elezioni plenarie per l’elezione del nuovo governo. Chi vincerà si troverà tra le mani un paese dalle enormi risorse e con oltre un miliardo e 200 milioni di persone. Non è difficile quindi immaginare il tipo di pressioni che esistono dietro a queste elezioni, le prime da 5  anni e le prime dell’India dei miracoli, quella del 10% di crescita all’anno e la patria di alcuni degli uomini più ricchi del pianeta.

Il partito BJP senza nessuna prova e con il pretesto dell’omicidio del suo leader ha pretestuosamente scatenato un campagna di odio tra le popolazioni delle regioni in cui già governa per racimolare consensi in vista delle prossime elezioni. Accusando dapprima direttamente i cristiani dell’attentato ed attribuendo in un secondo momento il commissionamento dello stesso a gruppi locali di guerriglieri maoisti da parte dei missionari cattolici, il gruppo fondamentalista sta tentando di prendere due piccioni con una fava; infondere odio tra la popolazione nei confronti degli infedeli ed attrarre a se le correnti piu’ radicaliste della nazione che vedono nei cristiani la minaccia di convertitori dei poveri.

Queste diffamazioni deliranti e insensate sono smentite da secoli di storia missionaria e da migliaia di vite spese dietro opere di misericordia e di amore che hanno aiutato milioni di miserabili e di sofferenti con passione e fervore e che continuano a servire gente di tutte le razze e le religioni senza chiedere nulla in cambio.

Se qualcuno si possa essere sentito attratto dai valori che i cristiani hanno portato nelle loro opere questo  non si può escludere e la possibilità che alcuni indiani possano aver trovano ispirazione nella parola di Gesù Cristo è assolutamente normale ma questo può essere visto solamente come la conseguenza dell’operato di tanti uomini e donne che con il loro esempio hanno portato il vangelo in terre lontane, guidati da null’altro che misericordia e pietà.

Eliminare i cristiani significa fermare lo sviluppo delle popolazioni più povere della nazione che grazie agli aiuti dei missionari riescono a sconfiggere la miseria e la povertà che li tengono isolati nelle aride campagne e nei luoghi più inospitali dell’India, relegati quasi in schiavitù allo svolgimento dei lavori più umili e malpagati. Una maggior emancipazione dei poveri significa minor possibilità di un loro sfruttamento e una loro rivendicazione di maggiore dignità e di uno sviluppo migliore per le loro tribù. Questo è ciò che alcuni in India vogliono a tutti i costi impedire.

Costruire un consenso sul terrore e la distruzione è un presupposto che può solo generare odio e violenza, divisione ed impoverimento, dolore e rabbia.

Il padre della patria, il Mahatma Gandhi, ottenne la liberazione dai colonizzatori inglesi e la nascita della più grande democrazia del mondo predicando e praticando la ahimsa, la non-violenza, uno dei più semplici ed efficaci concetti di rispetto e di coerenza elaborati nella storia dell’uomo. Il suo insegnamento oggi sembra così lontano e dimenticato, stravolto da pochi uomini accecati dall’ottusità e dalla voracità di potere.

Questi sentimenti non appartengono assolutamente alla gente dell’India, un popolo docile e storicamente ospitale, ricchissimo di valori e di rispetto.

Ho attraversato tutta l’India del sud nelle scorse settimane in pellegrinaggio per raggiungere il luogo in cui Sister Alphonsa tre settimane fa è stata dichiarata la prima Santa indiana ed assieme al team di indiani con cui lavoro a sostegno dei poveri ho attraversato 6 stati ed incontrato centinaia di persone.

L’accoglienza e l’ospitalità degli indiani è sempre un grembo caldo che accoglie e riscalda con la sua semplicità e con la sua gioia disinteressata. Non esiste differenza di razza o di religione, sesso o ideologia, tutti quelli che abbiamo incontrato nel nostro cammino ci hanno aperto le porte delle loro case ed i loro cuori con amore e dignità ringraziandoci per quello che rappresentiamo per il loro paese, molti si sono scusati per le atrocità che alcuni loro conterranei stanno attuando nei confronti della nostra gente e hanno detto che pregheranno perchè Shiva ed Allah li possano perdonare.

La nostra preghiera si è unita alla loro ed insieme abbiamo cantato per tutta la gente dell’India.

Non saranno pochi fanatici assetati di potere a fermare il cammino di una nazione che ha saputo superare in passato molti momenti difficili e che rimane la culla delle più grandi religioni della terra e la casa armoniosa in cui queste convivono e si mescolano da secoli con sapienza e devozione che non trovano eguali in nessun altra parte del mondo.

 

 

L S

 

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