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L'INDIA EMERGE O NO?

03 marzo 2007

 

 

 

Non intendo in queste pagine entrare nel merito della sostenibilità della crescita del paese asiatico ne tantomeno fornire una risposta a chi si chiede se l’India continuerà a crescere ancora a questi ritmi ma desidero approfondire  alcuni elementi che i giornali non pubblicano sovente.

Il tasso di crescita annuale del Prodotto Interno Lordo indiano viaggia da anni al ritmo dell’8-10% ma a differenza della Cina in cui questo è prevalentemente generato dalla forte produzione interna e dalle esportazioni, in India il PIL è originato in gran parte da un fenomeno molto curioso: le rimesse dall’estero.

L’India ha il maggior afflusso di moneta da parte di emigrati di ogni altro paese al mondo. Ogni anno entrano nel paese circa 22 miliardi di dollari che sono inviati dai lavoratori indiani alle  proprie famiglie che sono rimaste in patria.

La penetrazione di forza lavoro indiana all’estero è molto forte ed in costante crescita.

Dati dell’ILO riportano che il 42% dei medici  all’estero è composto da indiani, il 32% degli scienziati della NASA è indiano, il 34% dei dipendenti della Microsoft sono indiani, il 28% di quelli della IBM, il 17% della Intel e numeri simili in molte altre realtà americane ed inglesi. Un invasione di scienziati, ingegneri e tecnici altamente specializzati e di altissimo livello.

L’India possiede 229 università e 458 istituti politecnici di ingegneria.

Ma il dato quasi incredibile è che questi istituti hanno un tasso di accettazione delle domande di iscrizione minore al 3%. Non solo queste scuole sono molto care ed accessibili soltanto a chi è in grado di sostenere rette altissime ma il numero di domande di iscrizione accettate è assolutamente inadeguato a soddisfare gran parte delle richieste.

L’afflusso di tutto questo denaro dall’estero sta inoltre causando un impressionante aumento del costo dei terreni, dei fabbricati, delle materie prime, dell’energia e dei beni di consumo creando una sensibile crescita dell’inflazione che nel solo ultimo anno è cresciuta dell’1% sfiorando il 7% annuale.

L’India è definita come la piu’ grande democrazia del mondo. Con oltre 540 milioni di abitanti nella fascia 18-34 anni che rappresentano il 55% della popolazione totale è uno dei paesi piu’ giovani del mondo e possiede l’energia produttiva sufficiente per emergere come potenza economica ma come sta la gente nel paese?

 La forza lavoro indiana è composta per il 93% da lavoro non organizzato (dati NSSO), inquadrato nell’economia cosiddetta informale, questo settore non riceve alcun supporto ne regolamentazione da parte dello stato.

Circa i 2/3 del PIL indiano sono generati da queste attività che non sono  riconosciute ne tantomeno protette da parte dello stato. Questo settore purtroppo è alimentato da una forte presenza di bambini, donne ed emigranti che spesso sono anche oggetto di disumani traffici di uomini, di soprusi e schiavismo. I bambini in India nelle povere zone rurali sono avviati al lavoro nei campi o nelle cave già in tenera età dalle famiglie che per sopravvivere li sottraggono alla scuola. Molti bimbi sono addirittura venduti come braccianti dalle proprie famiglie disperate che non hanno di che nutrirsi.

Dopo 59 anni di indipendenza  ed un decennio dopo la firma  della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dei minori, in India esistono oggi 17 milioni di bambini schiavi del lavoro, il tasso piu’ alto  al mondo.

In un paese in cui tutte le maggiori divinità sono femminili, la condizione della donna nel contesto domestico è drammatica. Violenze ed abusi continui da parte dei mariti alcolizzati, sfruttate nei lavori piu’ faticosi ed umilianti e poi cacciate di casa o bruciate vive quando non sono in grado di pagare la dote promessa. Donne date in sposa ancora durante la pubertà, impossibilitate ad accedere al sistema scolastico, tenute nell’ignoranza e nello sfruttamento.

L’ultimo censimento fatto rivela che in India il tasso di disoccupazione è calato dal 2,1% al 1,6% dal 1995 al 2000 con una salita al 3,1% nel 2005. Le opportunità di lavoro sono in forte crescita ma rimangono riservate quasi esclusivamente alle figure tecniche fortemente specializzate ed alle qualifiche ad elevata competenza. Anche l’avvento delle multinazionali sta generando opportunità di lavoro per i giovani universitari ed ingegneri ad alti livelli di preparazione. I settori tradizionali come l’agricoltura, la pesca e le attività di piccola scala soffrono e non ce la fanno a garantire redditi altrettanto allettanti da attirare investimenti e capacità. Per questo motivo i settori legati all’economia popolare ed informale sono inevitabilmente in mano alla malavita, all’usura ed al mercato illecito. I lavoratori di questi settori pertanto rimangono i disperati ed i deboli che subiscono condizioni e trattamenti disumani per riuscire a guadagnare   appena di che sfamarsi. Queste persone spesso in India vivono nelle zone rurali e raramente sono registrate al momento della nascita, quindi per lo stato non esistono.

Il programma di governo garantisce in India 100 giorni di lavoro ad ogni capo famiglia ad una paga di meno di 2 euro al giorno. Questa iniziativa viene applicata soltanto in una minoranza di villaggi e non raggiunge le aree piu’ remote del paese. I dati sulla disoccupazione diffusi dal governo sono pertanto assolutamente inattendibili e volutamente falsati. In India esistono centinaia di milioni di disoccupati e di sottoccupati che sopravvivono al di sotto o al limite della soglia di povertà, gente che non può accedere al sistema creditizio e alle cariche politiche, che non può permettersi gli studi e le cure mediche. Questa parte d’India non può sperare in un futuro migliore, è sfruttata e si indebita per sfamarsi, diventa schiava dei propri sfruttatori, cade sovente nel dramma dell’alcoolismo e spesso è costretta a metter termine alla propria sofferenza suicidandosi. Il confronto con l’India dei computer e del boom economico rende la loro vita ancor piu’ miserabile.

Questa crescita oggi sta concentrando i suoi benefici prevalentemente sulle classi benestanti impoverendo sempre di piu’ quelle deboli. Il radicatissimo sistema delle caste non permette lo sviluppo della classe intermedia mentre la corruzione nel governo e l’inefficienza delle strutture fanno il resto.

Dovranno ancora passare molti anni  prima che  si possa assistere ad un benessere veramente diffuso in questo paese ma  ogni lungo viaggio inizia con un passo.                                          

 

LS 

 

 

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