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EVOLUZIONE E SFIDE DEL MICROCREDITO

05 NOVEMBRE 2009

 

 

Uno dei principali obiettivi nella lotta alla miseria e alla povertà nel mondo è probabilmente il recupero della dignità delle persone afflitte da condizioni di vita inique attraverso lo stimolo di processi duraturi e sostenibili che gettino basi solide per il futuro riducendo la dipendenza da fattori esogeni o da entità esterne.

Chi ha dimestichezza con il settore della cooperazione allo sviluppo sa tuttavia quanto questo sia facile da teorizzare ma estremamente complesso da attuare nel concreto. Molteplici fattori sociali, economici, culturali e soprattutto etici si interpongono spesso tra la buona volontà ed i risultati e riuscire a gestire e a far coesistere in armonia tutti questi elementi è senza dubbio una delle maggiori sfide da affrontare. Molto spesso infatti un risultato può ottenere l’effetto di risolvere un problema ma di tralasciarne o addirittura crearne degli altri.

Una delle nuove intuizioni  che affrontano questo problema è l’implementazione del sistema del microcredito all’interno dei programmi di alleviamento della povertà nel mondo.

Già teorizzato ed applicato nei secoli passati questo sistema si basa sulla concessione di piccoli prestiti a soggetti spesso esclusi dal sistema finanziario tradizionale per mancanza di un profilo ’’bancabile’’, con l’obiettivo di appoggiare la loro capacità imprenditoriale e di ottenere la restituzione della somma prestata e la corresponsione di interessi. Questo metodo nella sua manifestazione puramente finanziaria ha la meravigliosa caratteristica di poter essere applicato tanto con finalità di profitto per l’erogatore del prestito quanto con lo scopo di perseguire obiettivi sociali. Se infatti il beneficiario è un soggetto indigente che non riuscirebbe a finanziarsi in alcun altro modo e che grazie ad una modesta somma di denaro e a tassi contenuti può avviare una piccola attività economica e provare a fuggire dalla sua condizione di povertà allora si può parlare di una interessante ridistribuzione della ricchezza. Questa operazione è in grado generare del benessere ottenendo così un importante fine umanitario. Permettere ad una persona di poter mettere in gioco le proprie aspirazioni e capacità è un grande dono che restituisce dignità e che libera energie e fiducia. Un uomo oppresso dalla miseria che si rende artefice del proprio cambiamento e responsabile del suo successo può essere certamente liberato dalla morsa dell’indigenza e dal giogo dello sfruttamento.

Sotto questo aspetto il microcredito applicato a fini umanitari può davvero essere uno strumento straordinario, quando ha come obiettivo l’uomo ed il suo cambiamento e quando contribuisce a creare opportunità di crescita.

Scostarsi dalla limitata ottica dell’elemosina e della beneficenza gratuita sta diventando uno degli sforzi principali dopo tanti anni di programmi ed interventi spesso troppo poco efficaci e che hanno più volte dato origine a  sindromi di assistenzialismo e indotto comportamenti  di vero e proprio accattonaggio morale.

L’elemosina non rappresenta una soluzione ne a breve ne a lungo termine. Dal punto di vista del destinatario la carità, nell’aridità del suo contenuto può avere effetti devastanti. Chi vive mendicando non è motivato a migliorarsi. Mendicare priva l’uomo della sua dignità privandolo dell’incentivo del lavoro, lo rende passivo ed incline ad una mentalità parassitaria. Il vero rispetto necessita di entrare in contatto con l’uomo, celebrando le sua capacità e le sue doti. Attraverso un piccolo credito si diventa partecipi di un progetto di vita e si abbraccia un uomo con tutto il suo passato ed il suo futuro. Con il gesto del prestito si compie un atto di speranza e di fede replicando un insegnamento morale che viene esaltato da molte antiche culture di tutto il mondo.

La moderna finanza mondiale ha acquisito pienamente l’insegnamento di Muhammad Junus, premio nobel per la pace nel 2006 e moderno teorico del microcredito, e considera oggi questo sistema come una profittevole forma di espansione degli utili ed enorme bacino di nuovi clienti. Programmi di microcredito sono nati in ogni parte del mondo ad un tasso di espansione considerevole e con un afflusso di capitali molto rilevante. Banche, organizzazioni non governative, fondazioni, società finanziarie grandi e piccole e persino i governi oggi sono molto interessati ad entrare in programmi di microfinanza per guadagnarsi la loro fetta in questa che è ormai diventata una nuova interessante frontiera dell’economia. Ma isolare questa straordinaria intuizione al suo aspetto esclusivamente finanziario è una tentazione alla quale si deve fare molta attenzione a non cedere.

I principi che regolano l’economia sono diversi da quelli che devono animare i programmi umanitari e pensare di risolvere i problemi della povertà riducendoli ad una mera questione monetaria è quantomeno riduttivo.

Le dinamiche della povertà e del disagio sociale hanno radici profonde e motivazioni che affondano le loro cause in fattori locali, culturali e storici fortemente sedimentati nelle società e nei comportamenti. I target che muovono un istituto finanziario non possono ovviamente anche essere utilizzati per valutare il benessere.

Il vangelo di Luca cita ’’ … niente giova all’uomo se guadagna il mondo ma perde se stesso’’  (Lc 9,25).

Operare per il bene comune richiede di andare oltre, di considerare l’uomo al centro di ogni cambiamento e di vigilare sulle conseguenza sociali di ciò che si mette in atto; perché crescere rappresenti il dono di essere qualcosa di più elevato e non di possedere sempre di più.

Il denaro è uno strumento molto potente ma ha la viscida prerogativa di tendere a sostituirsi con estrema facilità ai valori degli uomini ed originare idolatria e perdita del senso sociale creando gravi disequilibri.

I poveri sono in un certo senso più umani perché sono coscienti della loro condizione e sanno di avere bisogno degli altri per vivere. Nel momento in cui questa consapevolezza viene a mancare si perde una grande ricchezza, quella della condivisione e della solidarietà.

La vera grande sfida del microcredito solidale sarà nei prossimi anni quella di non farsi ingabbiare dal principio capitalistico che per sua vocazione tende a massimizzare i profitti rendendo bancabili il maggior numero di persone. L’obiettivo a cui dovrà puntare sarà quello di portare benessere al maggior numero di individui in modo equo e senza creare disuguaglianze, nuove illusioni e pesanti schiavitù.

Per questo motivo e sulla base delle esperienze maturate sul campo sono dell’opinione che rivesta un’importanza fondamentale il processo di accompagnamento che dovrebbe imprescindibilmente  affiancare ogni programma di microcredito in contesti con scarse risorse economiche e in presenza di complesse dinamiche sociali ed ambientali. Innanzitutto occorre accostare un processo che responsabilizzi i beneficiari del ruolo che il loro percorso può rappresentare nel tessuto sociale, che li selezioni e li animi con criteri di moralità e di reale motivazione, che segua principi di solidarietà finalizzata alla crescita comunitaria e mai individuale e che educhi alla oculata e parsimoniosa gestione delle nuove risorse generate, nel rispetto del rapporto con tutto il sistema, la natura e l’ambiente.

Il microcredito applicato con amore per offrire un’opportunità di riscatto ai più poveri può puntare a grandi obiettivi ed ottenere grandi cambiamenti, ben più ambiziosi di quanto spesso ci si ponga. Il grande carisma del denaro e la sua enorme influenza possono far muovere energie che con altri strumenti non si metterebbero in gioco. Questo si può ottenere abbinando al microcredito programmi diversi che perseguano fini sociali importanti. Si può per esempio scegliere di adottare una politica etica di selezione dei beneficiari; di erogare per esempio i prestiti solamente per finanziare iniziative socialmente utili o eticamente condivisibili. Si può scegliere di appoggiare uno sviluppo comunitario ed  una politica di condivisione del lavoro e degli utili che stimoli iniziative imprenditoriali collettive. Oppure si può optare di erogare prestiti per finanziare la formazione professionale o lo studio, che contribuiscano a creare figure professionali competenti e nuove leadership morali utili per tutta la società. Si può stimolare la nascita di attività imprenditoriali che sviluppino iniziative finalizzate al recupero e alla conservazione di energie sopite o di strati deboli della società, di mantenimento delle tradizioni o degli equilibri sociali,  o di quelli ambientali ed ecologici o di quelli sanitari. Insomma, le esigenze particolari ed il contesto devono guidare le scelte ma è soprattutto la condivisione degli obiettivi con le comunità beneficiarie che deve accompagnare tutto il processo e la definizione della visione che ha il compito di illuminare ogni programma.

Dopo i vistosi fallimenti del sistema finanziario ’’occidente’’ oggi così palesemente rilevabili nella crisi economica dei nostri giorni, possiamo senza presunzione provare a condividere un esperienza dalla quale forse abbiamo imparato un insegnamento importante. Per essere eticamente sostenibile e fonte di prosperità diffusa, in ogni ambito e ad ogni latitudine, l’utilizzo del denaro deve essere regolato di pari passo con lo sviluppo della coscienza e disciplinato in un’ottica di condivisione. La crescita nell’abbondanza e nell’armonia in una società che diviene sempre più complessa può realizzarsi compiutamente soprattutto nei rapporti e nella partecipazione e deve compiersi nel consenso collaborativo a base allargata per compiere un cammino che porti l’uomo alla consapevolezza collettiva senza lasciare indietro nessuno.

 

 

LS Luca streri

 

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