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OGNI INVESTIMENTO HA UNA SUA DIMENSIONE ETICA

02 GIUGNO 2007

 

 

A 20 anni dalla nascita della finanza etica il settore degli investimenti ‘’socialmente responsabili’’ sta vivendo un momento di rilancio molto forte che segue un lungo periodo di stasi di questo comparto. La crisi d’identità degli investimenti definiti genericamente come ‘’etici’’ si è accompagnata negli scorsi anni ad una mancanza di regolamentazione precisa e soprattutto ad una poco chiara campagna di comunicazione del settore, troppo spesso equivocabile o difficilmente accessibile.

Il 1984 fu l’anno che segnò la nascita della nuova categoria degli investitori socialmente responsabili, coloro che, in pratica, applicavano criteri di selezione degli investimenti secondo determinati parametri considerati discriminatori dal punto di vista morale.

Il concetto si basava sulla constatazione che i risultati finanziari a breve termine non sono un criterio sufficiente per misurare il successo di un impresa. L’inizio della nuova  corrente di pensiero fu l’uscita in America del libro Ethical Investing di Amy Domini e Peter Kinder, quello che è oggi considerata la Bibbia degli investitori etici, il libro che per primo insegnò ‘’come effettuare investimenti profittevoli senza sacrificare i propri principi’’.

Il libro fu estremamente influente sulla mentalità della comunità finanziaria di quegli anni ed ebbe un successo incredibile, a tal punto da richiedere 9 ristampe.

I principi che enunciava e che andavano per la prima volta contro ogni teoria precedente erano essenzialmente 3:

· Ogni investimento ha una sua dimensione etica

· Gli investitori possono e dovrebbero applicare i propri standard etici ai propri investimenti

· Gli investitori che applicano i propri criteri etici nella selezione dei propri investimenti hanno maggior successo di quelli che non lo fanno.

La reazione dei grandi gestori all’uscita di questo libro fu subito di boicottaggio e di derisione, ‘’limitare il campo di investimento inevitabilmente riduce la performance’’ affermarono.

L’idea di Domini e Kinder, dopo l’euforia iniziale, rimase lunghi anni in incubazione prima di esplodere tra gli investitori ma un’analisi dei risultati consolidati degli investimenti ‘’etici’’ degli ultimi 20 anni rivela che non solo le performance non vengono intaccate da un approccio eticamente selettivo ma che addirittura queste hanno battuto vistosamente gli investitori cosiddetti tradizionali.

 Domini e Kinder crearono un indice di riferimento (benchmark) per confrontare la validità delle loro teorie e dettarono i due parametri di base per la selezione degli investimenti socialmente responsabili:

· Criteri esclusivi dei settori ritenuti non morali come tabacco, alcoolici, armamenti, energia sporca, gioco d’azzardo ed i mercati delle nazioni che seguono politiche economiche o sociali contro la libertà e la pace

· Criteri qualitativi per la selezione di aziende attive nella gestione etica del lavoro, del rapporto con i dipendenti, con i concorrenti, i fornitori ed il mercato, soggetti attenti all’impatto ecologico e alle emissioni, attività legate al miglioramento delle condizioni di vita.

L’indice Domini 400 creato con questi parametri, dopo i primi 5 anni di confronto, incredibilmente batteva il mercato principale americano sia nelle fasi di crescita che in quelle di recessione. Ancor oggi il Domini Social Equity Fund è uno dei maggiori Fondi Etici al mondo con un patrimonio gestito di 1,2 miliardi di dollari e performance superiori ai fondi tradizionali.

In seguito si cominciò anche a parlare del ben piu’ vecchio progetto dei due pionieri Milton Moskowitz e Ritchie Lowry. Nel 1972 essi idearono un indice alternativo al Dow Jones Industrial ma composto soltanto da titoli eticamente selezionati, il Good Money Industrial. Senza effettuare mai alcuna variazione nel paniere di titoli, per non falsare i risultati, il GMI aveva al suo attivo performance incredibili.

Nel corso degli anni la moda dell’etico ebbe meno appeal e l’attenzione al valore morale degli investimenti calò ma un Fondo coraggioso e controcorrente merita una citazione, il Citizens Index.

Nato nel 1994 il fondo ha archiviato nei primi 5 anni una performance del 260% contro il 189% del suo indice di riferimento Standard & Poor. Ad oggi il differenziale medio dei fondi Citizens con l’S&P è del 31%.

Nonostante i prodotti che applicano criteri etici siano oggi molto diffusi e l’offerta sia   diversificata questi rimangono ancora oggetto di confusione tra gli investitori e troppo spesso sono ancora considerati come alternativi ed i gestori che li utilizzano come eccentrici.

Naturalmente i criteri di selezione sono molto importanti e possono davvero rappresentare la differenza. Il Citizen per esempio non include i titoli che lavorano nel petrolio mentre il Domini seleziona quelli che nel settore petrolifero hanno il miglior impatto ambientale. Il Citizen non investe in società che utilizzano gli animali (come le case cosmetiche) mentre il domini li include.

Questi parametri sono spesso molto diversi e seguono criteri estremamente eterogenei, non sempre trasparenti. L’eticità non è un assunto e varia a seconda dei contesti e delle situazioni. Può presentare differenti approcci e seguire logiche piu’ o meno condivisibili. L’etica non si può catalogare.

L’investimento socialmente responsabile rappresenta oggi circa 2300 miliardi di euro, una parte assai esigua (meno dell’1%) dei fondi di gestione collettiva a livello mondiale. Se gli Stati Uniti sono ampiamente in testa con il 68% degli investimenti socialmente responsabili complessivi, è però in Europa che il tasso di crescita è maggiore. Il numero di fondi etici in Italia è cresciuto del 25%  a partire dall’anno 2000, mentre in Francia nello stesso periodo si è addirittura moltiplicato per 15 volte.

Altri fondi etici mondiali che oltre ai sopraccitati si distinguono per efficienza e liquidità sono il Pax World, il Calvert Social Investment e l’Ariel Fund.

Ma attenzione perché non tutte le emissioni sono uguali e l’eticità di ogni fondo è una questione di principi ed operatività che devono essere precisati nel prospetto informativo che ogni fondo è obbligato a fornire e che un sottoscrittore dovrebbe leggere con molta cura.  

 

L S

 

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