Richiesta di materiale

 

Deducibilità delle donazioni

 

Come contribuire

 

ARTICOLI

 

 

CAMBIO CLIMATICO: TRA SCIENZA ED OPINIONISMO

06 luglio 2007

 

 

 

Banani, cactus, palme in Valpadana, stagioni stravolte, piogge scarse e quelle poche violente, caldo caldo, poi freddo freddo si parla di Adriatico trasformato in una palude, ma contemporaneamente si dice che si stia sollevando, che risucchi tutto, eroda, pronto a mangiare spiagge, coste, ad invadere Venezia ma anche a trasformarsi in una statua di sale, insomma di tutto, di più”.

I media ormai sono schierati, il bombardamento continua, ossessivo, martellante: la causa di tutto questo è l’uomo!

Nell’ambito dell’opinione scientifica non tutti la pensano allo stesso modo. Infatti è necessario dividere le tesi in due filoni di pensiero. C’è chi pensa che il cambio climatico sia dovuto a cause antropiche e chi invece attribuisce al fenomeno altre cause di tipo naturale.

Ho voluto riportare alcuni passi tratti dai quotidiani, infatti sia a livello mediatico che politico l’opinione più conosciuta forse anche strumentalizzata è sicuramente quella che vede la causa antropica come motivo del cambio climatico in atto. E’ opportuno però conoscere anche ciò che non si dice o che spesso viene efficacemente occultato generando così nella gente sintesi fuorvianti che sono ormai entrate nel nostro DNA e vengono radicate, cementificate da certa stampa (connivente con gruppi catastrofisti) che non fa altro che giudicare ogni piccolo colpo di tosse del tempo come evento estremo e riconducibile ad una patologia meteorologica.

Prima di tutto è utile sapere che il clima cambia da sempre:

quando terminò l'ultima glaciazione, 11.000 anni fa, la temperatura media era di 5-6°C inferiore a quella attuale. L'ultima glaciazione si concluse con un ultimo episodio freddo, chiamato Dryas recente.

La piccola età glaciale (1450-1850 d.C.) è l'ultimo periodo veramente freddo che la storia europea ricordi prima dell'effimero riscaldamento tra il 1960 e il 1975.

In ogni caso dal 1880 la temperatura globale è mediamente aumentata di 0.7°C, la superficie dei ghiacci sulle Alpi si è ridotta di oltre il 40%.

Nell'ultimo secolo nella regione alpina le nevicate sono mediamente diminuite del 20%. Negli ultimi 15 anni la frequenza delle ondate di calore primaverili ed estive, prolungati periodi con scarse precipitazioni, hanno aggravato il problema.

Secondo alcuni esperti, entro il 2030 tutta la fascia meridionale, da Agrigento a Vittoria, subirà i maggiori effetti di desertificazione. Questi sono solo alcuni esempi di “casa nostra” che ci consentono di comprendere ancor meglio come effettivamente da sempre sono in atto dei cambiamenti climatici su scala globale.

 

Un’opinione scientifica

L’opinione scientifica meno conosciuta vede l'impatto dell'uomo sul cambiamento climatico come marginale e ritiene che invece, risulti molto più importante la variazione climatica per cause naturali: il sole in primis, poi tutta una serie di cause astronomiche ma anche la concentrazione di polveri vulcaniche, i raggi cosmici, le correnti oceaniche.

Non dimentichiamo poi che è stato appurato che nei naturali cicli climatici di raffreddamento e riscaldamento la concentrazione di anidride e di altri gas aumentava all'aumentare della temperatura e talvolta i due dati sono rimasti addirittura svincolati.

Alcuni recentissimi studi hanno inoltre evidenziato che l'IPCC avrebbe trascurato nelle sue simulazioni climatiche non solo l'eventualità di un possibile blocco della Corrente del Golfo ma anche alcune importanti misurazioni che stabilivano che già all'inizio del secolo scorso le concentrazioni di CO2 erano ben superiori a quelle di oggi, oltre 440ppm. L'uomo inquina e spesso deturpa il paesaggio ma più che il principio di precauzione che andrebbe a gravare in modo drammatico sulla nostra economia, sarebbe opportuno applicare il principio di buona salute, cioè più per noi che per la natura, che non ha bisogno delle cure dell'uomo, è autosufficiente.

E' comunque appena il caso di ricordare che la qualità dell'aria è sensibilmente migliorata nei Paesi tecnologicamente avanzati, mentre nei Paesi in via di sviluppo si vive la situazione che noi vivevamo negli anni 70, anche loro però se proseguiranno su questa strada arriveranno ai nostri livelli ed inquineranno molto meno. In altre parole il benessere ha portato ad interessarci sempre di più alla natura, cosa che non potevamo permetterci negli anni della miseria, in cui si pensava soprattutto a sopravvivere. Ora però l'attenzione sulla natura non deve diventare morbosa, non dobbiamo fare la sintesi: natura buona, uomo cattivo, perchè non è così. Viviamo in equilibrio con la natura, non deturpiamola ma non sentiamoci elementi inutili.

In tal caso l’ipotesi degli scenari catastrofici tracciati da alcuni scienziati non è detto che trovino realizzazione nei prossimi anni.

Il meteorologo Alessio Grosso per esempio afferma che paradossalmente gli eventi estremi nel 2006 sono sensibilmente diminuiti, facendo la fortuna delle assicurazioni, che hanno vantato fatturati da record. Sono recenti i risultati che vedono l'estate 2007 rientrare nei parametri climatici degli ultimi decenni. A sostenerlo è uno studio condotto dall'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle ricerche di Bologna (Isac-Cnr). Non dimentichiamoci che veniamo dalla conclusione della piccola era glaciale (1450-1850) e che nel periodo precedente, durante l'optimum climatico medievale la temperatura era di un paio di gradi più alta di quella odierna e l'uomo non inquinava.

La sensazione che si prova è che in questi ultimi 50 anni si sia scatenata un'ansia da fine del mondo che non ha mai avuto riscontro nella storia della Terra.

E’ altresì importante che l’uomo per rispettare se stesso faccia alcune riflessioni.

1) La siccità di alcune zone del pianeta: questo fenomeno è di interpretazione estremamente complicata e difficilissimo da modellare. Ad esempio: perchè gli agricoltori della Val Padana si ostinano a coltivare mais, pianta vorace che destruttura il terreno e che richiede moltissima acqua? Oppure: l'agricoltura moderna ha fatto scempio degli alberi (per ottenere un'oncia di mais in più per ettaro); inoltre intere colline del Senese (e non solo) da giugno in poi sono veri e propri deserti. Si può ragionevolmente sostenere che questo non abbia alcuna influenza sul microclima? Perché non adeguare le colture al cambio climatico in corso?

2) La forte e crescente necessità di energia: per rispettare il Protocollo di Kyoto la Francia, che ha ben 57 centrali nucleari e investe sulle energie rinnovabili solo il 2% delle risorse dedicate alla ricerca energetica, non ha bisogno di portare alcuna riduzione delle proprie emissioni, l'Italia invece le deve ridurre del 7% e non ci riesce.

Nel nostro Paese in estate la domanda di energia elettrica supera i 50Gw e per noi è già troppo. Si invoca da più parti il solare: "l'1 per cento" si dice "dell'energia deve essere generata dal sole!"

Si capisce però subito che per produrre l'1 per cento di elettricità bisognerebbe installare almeno 3Gw di pannelli fotovoltaici con oltre 20 miliardi di spesa.

A questo punto tanto varrebbe investire di più e meglio costruendo 6 reattori nucleari arrivando a soddisfare in un colpo solo il 25% del fabbisogno energetico del Paese senza rischiare più alcun black-out visto che aumenteremmo la capacità del sistema elettrico di ben 10 Gw.

Questi ultimi anni ci hanno fatto capire come l’energia è quindi una risorsa scarsa, cara e inquinante, specialmente nella configurazione del paese Italia. Ciò impone quindi che si razionalizzi e si renda efficiente il suo uso.

Spesso si ritiene che efficienza e sostenibilità siano termini antitetici, ma non è così. Occorre osservare che quando si parla di efficienza si presuppone un rendimento, cioè un rapporto tra le risorse impiegate e il risultato ottenibile: il risultato deve essere raggiunto con il minor impiego possibile di risorse e quindi con i minori costi. Quando si parla di sostenibilità quello che conta non è il risultato, almeno non sempre e non per il presente immediato.

Stare al freddo in casa è sostenibile, ma non efficiente. In una casa efficiente invece si mantiene il confort con un ridottissimo impiego di energia e quindi di costi. L’efficienza è il primo passo verso la sostenibilità e il risparmio.

Per fare tutto ciò ognuno di noi può applicarsi nel suo piccolo adottando tecniche costruttive e di ristrutturazione che facciano uso di materiali particolari o l’uso efficiente dell’energia o l’installazione di strumenti atti a produrre l’energia da fonti rinnovabili. Tutto ciò può avvenire con un piccolo investimento iniziale, che si ripaga rapidamente, e ci aiuterebbe anche a risparmiare molti soldi!

 

Alessandro Fagnoni

 

 

 torna agli articoli

 

 


 Carta dei Valori

PROTOCOLLO PER LA TRASPARENZA

 

 

Immagini

 

 

Testimonianze

© 2007 SEMI Onlus International                              * info@semionlus.com                           Codice Fiscale  97684940014